Quasi a volersi alienare dal caos cittadino, solo una breve, trasparente e minimalista targhetta annuncia l’ingresso alla Casa della Memoria di uno più importanti artisti italiani di tutti i tempi: Mimmo Rotella (1918-2006). Lì dove sorgeva un tempo il piccolo laboratorio da modista della madre, Teresa Curcio, ora trova alloggio la sua iconica arte. All’entrata una frase cattura immediatamente lo sguardo del visitatore: “a mia madre, che mi ha fatto vedere i primi colori, che sono serviti alla mia formazione artistica”.
Fondata venti anni (18 marzo 2005), la Casa della Memoria è un progetto nato dalla volontà dell’artista e della Fondazione Mimmo Rotella di dar vita a un luogo di scambio e di incontro culturale con il territorio d’origine. Artista eccentrico e poliedrico, Domenico Rotella (in arte Mimmo) è l’unico italiano a far parte del gruppo del Nouveau Réalisme, di cui è uno dei massimi esponenti. Questo movimento intellettuale, fondato nel 1960 dal teorico francese Pierrè Restany, orienta la ricerca sull’oggetto di produzione di massa, in un periodo in cui l’Europa si confronta con la crescente cultura pop statunitense. Rotella ingegna la particolare tecnica del décollages: gesto istintivo dell’artista che consiste nello strappo di manifesti pubblicitari. Come pelle lacerata e viva, i colori e le forme delle insegne riemergono in una grammatica materica e complessa, superando il confine tra arte e quotidianità.
Rotella spiega in questo modo i suoi décollages: “strappare i manifesti dai muri è l’unica rivalsa, l’unica protesta contro una società che ha perduto il gusto dei mutamenti e delle trasformazioni strabilianti”.
La Casa della Memoria ci insegna a osservare l’artista in tutto il suo percorso. Interessante a tal proposito è la sala iniziale, dove trovano collocazione le opere germinali del suo primo periodo romano. Influenzato dal Gruppo Forma 1, in particolare da Carla Accardi, Rotella approfondisce istanze informali contrassegnate da un proprio alfabeto visivo, costituito da linee e forme ripetute. Questa serialità diventa insistente sul finire degli anni ’50, quando alloggia negli Stati Uniti dopo aver vinto una borsa di studio. Nelle altre sale i pannelli descrittivi segnalano alcuni passaggi fondamentali nella vita di Rotella, come il periodo parigino o la lunga parentesi milanese. Oltre alla storia si affiancano curiosità e aneddoti, che rivelano l’animo più intimo dell’artista. Alternando soggiorni europei a lunghi viaggi in Cina, Tailandia e Giappone, Rotella coltiva un profondo amore per la filosofia orientale e la cultura zen.
Di enorme valore archivistico sono infine le fotografie e i documenti, che accompagnano il visitatore in un vero e proprio viaggio testuale e visivo.
Nonostante il trascorrere inesorabile del tempo, l’arte di Mimmo Rotella continua ad incendiare gli animi dei giovani artisti del capoluogo, che in lui trovano un’inesauribile fonte di ispirazione. Come vecchi manifesti strappati, la sua voce curiosa sembra ancora riecheggiare tra i pittoreschi vicoli del centro città. L’artista ha in fondo sempre portato Catanzaro nel cuore, non lasciandola mai sola in ogni istante della sua vita. Il regalo d’amore più bello è però l’aver creato proprio questa Casa della Memoria che, come in tutti i film più belli, non può che finire con una frase d’effetto. Ai molti giornalisti accorsi durante l’inaugurazione, Rotella rispondeva orgoglioso: “io sono nato nella Magna Grecia, terra di filosofi e di artisti”.
Giuseppe Bagnato per Area Teatro - Catanzaro Centro